ARTE SPIRITUALE ANDINA

ARTE SPIRITUALE ANDINA

KAUSAY PURIY

Sintesi elaborata da Gianmichele Ferrero (1999) con la collaborazione di Celso Bambi e Juan Nuñez Del Prado.
Riproduzione solo con esplicita autorizzazione all’Autore e citando l’autore e il presente sito web.
Non sono permessi impieghi a scopo di lucro.

Quest’opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

Tra le diverse tradizioni di ricerca spirituale, la Tradizione andina presenta elementi originali e peculiari. L’insegnamento del Kausay Puriy comprende potenti tecniche e strumenti di crescita interiore che sono di sostegno per sviluppare nuove capacità, approfondire la sensibilità percettiva e allargare la possibilità di visione.

Partecipare al Karpay Ayni, l’iniziazione andina, significa cogliere l’opportunità di aprire un dialogo con ogni espressione vivente del Cosmo, di espandere la percezione oltre l’abituale sentire per entrare in aspetti della realtà finora ignorate e in zone della nostra coscienza ordinaria spesso inesplorate. Camminare nel cosmo vivente è diventare protagonista di un progetto profetico di cambiamento del pianeta e dell’umanità.

Per secoli si è ritenuto che l’enorme patrimonio di conoscenze dell’antico Impero inka fosse andato perduto per sempre. Negli anni ’50, l’antropologo Oscar Nuñez Del Prado nel corso delle sue esplorazioni nelle aree circostanti la città di Cuzco in Perù, scoprì il villaggio di Q’ero e venne così in contatto con una piccola comunità di indios. I Q’eros sono diretti discendenti dei primi Incas che, grazie all’isolamento geografico della loro comunità, sono riusciti a conservare la cultura e la tradizione degli Inka nella loro integrità.

Negli anni ’70 Juan Nuñez Del Prado, figlio di Oscar e anch’egli antropologo, conducendo, nell’area a sud del Perù, ricerche per l’università del Cuzco, svolse delle indagini accurate sulle tradizioni e le credenze dei suoi abitanti e si trovò a collaborare con il sacerdote andino Don Benito Qoriwaman. Egli lo introdusse alla cosmologia andina, gli insegnò tecniche energetiche molto interessanti e semplici allo stesso tempo e gli parlò di una profezia che annuncia importanti cambiamenti per l’intera umanità. Don Juan fu anche allievo di altri due importanti maestri Don  Andrés Espinoza e Don Melchor Deza.

La profezia andina e gli insegnamenti dei Maestri inka sono diventati celebri in tutto il mondo grazie alla testimonianza autobiografica della scrittrice nordamericana Elizabeth Jenkins, riportata nel suo libro “Il ritorno dell’Inka”.

Don Juan si dedica dal 1991 a divulgare e a iniziare alla Tradizione andina chi voglia impegnarsi a percorrere questa Via di Crescita spirituale.Don Juan e suo figlio Ivan Nuñez Del Prado , che ha lavorato insieme al lui ed è stato l’allievo del sacerdote indio Don Mariano Apaza, guidano gruppi di persone che si recano in Perù per ricevere la grande iniziazione di dieci giorni dell’Hatun Karpay e tengono seminari in Italia per permettere alle persone che al momento non si possono recare in Sud America di apprendere le basi dell’insegnamento.

Il Cosmo è Energia Vivente e si tratta di riconoscerla e utilizzarla nel modo più appropriato. Grazie a semplici tecniche energetiche possiamo imparare a gestire in modo più consapevole la nostra bolla di energia, liberarci delle energie pesanti e ricevere l’energia sottile dal generoso cosmo che ci circonda. Padroneggiando coscientemente l’energia che compone la propria bolla, si accresce il proprio potere personale e si impara a maneggiare la vita e i suoi problemi affrontandoli su di un nuovo piano esistenziale, quello dell’energia.

In questa sede non è possibile offrire più di una semplice spiegazione di alcuni dei principali concetti che stanno alla base dell’insegnamento del Kausay Puriy. Chi fosse interessato a proseguire nell’approfondimento e a sperimentare questo cammino, può mettersi in contatto con noi e partecipare a uno dei seminari in programma.

KAUSAYPACHA: L’ENERGIA DEL COSMO VIVENTE

Il mondo è vivo e palpitante nelle sue innumerevoli, sorprendenti manifestazioni e noi apparteniamo integralmente alla vitalità del suo tessuto energetico.

La parola quechuaKausaypuò essere tradotta con “energia vivente”, “forza vitale”. Nella cosmovisione delle Ande “Kausayè l’essenza della realtà che ci circonda. Pacha significa spazio e tempo e nel cosmo ogni energia è essenzialmente vivente. Kausaypacha significa “il Cosmo delle energie viventi”. È la realtà più ampia concepibile all’interno del cosmo, comprende tutto. Può essere anche inteso come l’insieme di tutte le espressioni vitali. La Tradizione andina prende il nome di significa “il Cosmo delle energie viventi”. È la realtà più ampia concepibile all’interno del cosmo, comprende tutto. Può essere anche inteso come l’insieme di tutte le espressioni vitali. La Tradizione andina prende il nome di Kausay Puriy che significa “imparare a camminare insieme all’energia vivente”. che significa “imparare a camminare insieme all’energia vivente”.

L’energia vivente è sovrabbondante, tutti i fattori della realtà la emanano secondo la loro propria fisionomia. Semplicemente aprendoci a percepirla, il nostro essere può arrivare a nutrirsi a sufficienza per poter sviluppare le sue potenzialità più elevate.

Tuttavia, per effetto dei condizionamenti della vita, tendiamo a considerare come limitate le cose buone e scarsa l’energia disponibile ed a tenere lontane le energie che ci infastidiscono. Queste ultime se considerate negative, a causa della paura di entrare in contatto con esse, possono portare ad isolarsi dalla realtà.

La Tradizione andina supera il malinteso della dualità positivo-negativo interpretando l’energia scomoda di un’altra persona o la propria in termini di differenza di spessore e di gravità, usando il nome di samiy per l’aspetto leggero e sottile dell’energia e di per l’aspetto leggero e sottile dell’energia e di jucha per quello pesante. Tutti gli esseri viventi e gli elementi della natura producono samiy.

Noi umani siamo gli unici a generare jucha quando ostacoliamo il flusso dell’energia vivente. Il Kausay è come l’acqua: mentre scorre nel fiume si mantiene fresca e pura, se viene bloccata e incomincia a stagnare, cambia la sua natura trasparente e diventa melmosa. Ma se viene ristabilito il suo fluire, torna ad essere pura come prima.. come l’acqua: mentre scorre nel fiume si mantiene fresca e pura, se viene bloccata e incomincia a stagnare, cambia la sua natura trasparente e diventa melmosa. Ma se viene ristabilito il suo fluire, torna ad essere pura come prima..

L’insegnamento del Saminchakuy, che significa “bagnarsi con l’energia sottile”, rende capaci ad aprirsi e ricevere il flusso del samiyJuchamijuy è la tecnica del mangiare e digerire l’energia pesante estraendo la parte fine che rimane a noi e scartando quella più densa che va a nutrire la Madre Terra.

LA PROFEZIA ANDINA

Secondo la Tradizione andina stiamo vivendo un periodo di cambiamento iniziato con il Pachakuti una trasmutazione cosmica che ha avuto la durata di tre anni dal 1° agosto 1990 al 1° agosto 1993. Quindi si è aperta la fase chiamata una trasmutazione cosmica che ha avuto la durata di tre anni dal 1° agosto 1990 al 1° agosto 1993. Successivamente a questa data si è aperta la fase chiamata Taripaypacha, che significa letteralmente “l’epoca in cui incontreremo di nuovo noi stessi”, nella quale saremo in grado di riconoscere il reciproco valore di tutti gli esseri umani, da cui nasceranno individui capaci di sviluppare tutte le potenzialità latenti e una nuova visione del mondo. Coloro che hanno sperimentato e superato i primi tre livelli d’iniziazione e conoscenza andina, nella fase di preparazione che va dal l° agosto 1993 al 1° agosto del 2000, possono passare dal terzo al quarto livello, lasciando dubbi e paure, condividendo i doni spirituali ricevuti, dando vita ad un rapporto diretto e amichevole con le forze della natura e il mondo invisibile.
Si può raggiungere, dopo, un nuovo stato in cui emergerà il quinto livello detto Inka Mallku, “candidato a diventare “candidato a diventare Inka“.
Successivamente si manifesterà il sesto livello nelle figure del Successivamente si manifesterà il sesto livello nelle figure del Sapa Inka e della e della Qoya, un uomo e una donna detentori del potere di raccogliere, riunire e ridistribuire, con la capacità di mettere in relazione armoniosa tutte le persone. Seguirà, quindi, il grado successivo: chi raggiungerà il settimo livello avrà realizzato le sue potenzialità divine, pienamente in tutti gli aspetti.

La Profezia andina è , in pratica, la previsione di un’epoca d’oro per l’umanità e noi siamo chiamati a collaborare per creare le condizioni necessarie al suo avvento. Tutti siamo candidati a diventare Inka, “colui che è capace di concentrare energia vivente e poi ridistribuirla”. La Profezia andina è originale: mentre in genere le altre profezie danno vita ad un’aspettativa per eventi che si compiono di per sé e ai quali si assiste passivamente, quella andina prepara le condizioni. Ognuno deve contribuire. Nessuno è già predestinato e siamo tutti candidati a diventare maestro del livello successivo. Chiunque sarà la persona nella quale si manifesterà questo potere non potrà che ridistribuire e condividere le qualità che ha acquisito con tutti gli altri.

Questa profezia non è in contraddizione con quelle apocalittiche del caos. Nel linguaggio delle profezie, la fine del mondo non è la fine del pianeta Terra, né del cosmo: è semplicemente la conclusione di un ciclo, di un certo modo, umano di creare la realtà e, dal punto di vista andino, la storia è concepita come una successione di ere, in cui la precedente è sostituita e incorporata nella successiva. Ogni era segue un determinato paradigma fintanto che non emerge un nuovo paradigma più efficace che si sostituisce al precedente e definisce l’inizio della nuova era.

I LIVELLI DELLA TRADIZIONE ANDINA

I livelli della Tradizione andina rappresentano un cammino di crescita spirituale vissuto nella quotidianità.

Al livello zero si ha la coscienza di esistere ma non si é capaci di essere coerenti con questa consapevolezza e subiamo i condizionamenti dell’ambiente in cui si vive.

Al primo livello si diventa coerenti con la propria identità. Si inizia a comprende ciò che esiste intorno, si assume responsabilmente la capacità di scelta e controllo della propria vita.

Nell’esperienza del secondo livello, quell’IO che si é scoperto, che è autonomo e può scegliere, diventa un piccolo NOI, prende coscienza di essere parte di un piccolo gruppo e comincia ad agire tenendo conto dei bisogni del gruppo. Chi ha scoperto e realizzato un secondo livello, per esempio, può essere un padre o una madre di famiglia, che si dedica interamente a quel nucleo al quale si sente legato da un’empatia, un sentimento di organicità, consapevole di rinunce e conflitti che potrà incontrare. Il secondo livello può anche fiorire all’interno di un piccolo gruppo spirituale, nel quale i membri condividono un’attitudine comune, sono leali e onesti fra di loro.

Il terzo livello iniziatico include queste stesse coerenza, identità e autonomia, all’interno di una collettività più grande, dove chi partecipa sia disposto a consacrare tutta la sua vita affinché migliorino le condizioni del gruppo stesso.

Consideriamo quarto livello iniziatico quello dove il NOI assume un ampio significato, che trascende le grandi tradizioni religiose e le culture dell’umanità realizzando una spiritualità più elevata e che si identifica con l’intera umanità.

I successivi tre livelli non si sono ancora manifestati, ma ne conosciamo l’esistenza ed alcune caratteristiche.

Chi raggiungerà il quinto livello sarà riconoscibile in quanto capace di curare ogni malattia, in ogni circostanza, senza eccezione alcuna solamente con l’imposizione delle proprie mani.

Chi raggiungerà il sesto livello di elevazione spirituale saprà coniugare la volontà con l’amore, raccogliere, riunire e ridistribuire con saggezza il potere spirituale e politico, riversando questa qualità all’esterno assumendo la capacità di brillare in pubblico ed in forma visibile per i circostanti.

Il settimo livello, é l’equivalente di Dio in Terra. Non si conoscono le caratteristiche dell’essere che avrà accesso a questa condizione, ma presumibilmente realizzerà tutte le qualità divine.

SAMINCHAKUY

Saminchakuy, significa connettersi con l’energia vivente sottile del Cosmo ed assorbirla. È una tecnica molto semplice per metterci in relazione diretta con l’energia sovrabbondante che ci circonda. Il Kausay è disponibile, pronto a bagnarci con la sua generosità. Se ci permettiamo di accoglierlo, saremo nella stessa condizione di qualsiasi altro essere vivente di questo pianeta, attraverso cui questo flusso scorre senza ostacolo, per realizzare tutto il nostro potenziale. Il punto fondamentale è rendersi consapevoli di questo atto, aprirsi e ricevere Samiy affinché ci pervada.

La tecnica del Saminchakuy si pratica assorbendo l’energia attraverso la propria bolla. Questa capacità è innata e naturalmente attiva, ma non ne abbiamo coscienza.

Si può praticare ovunque e semplicemente in qualsiasi occasione: camminando in un bosco, mentre si è in campagna, oppure nella vita di tutti i giorni in casa, al lavoro.

JUCHAMIJUY

La tecnica della digestione dell’energia pesante è propria della tradizione inka del Perù. Può essere molto utile nella vita quotidiana.

Il campo di energia che ci circonda, o poqpo, ha una specie di “buccia” di energia pesante, la Jucha. Questa “pelle” più spessa è una protezione, un naturale isolamento e non necessariamente un problema. Se diventa molto spessa, però, si produce una perdita della nostra capacità di percezione. Possiamo, cioè, vivere come reclusi nella nostra bolla. Invece, digerendo l’energia pesante possiamo recuperare e incrementare la nostra capacità di percezione.

Per praticare il Juchamijuy, cioè mangiare e digerire l’energia pesante, si utilizza un centro energetico, situato nella zona ombelicale, che si chiama qosqo.

SAYWACHAKUY

Il nome Saywachakuy deriva da saywa, il nome della colonna di energia che viene creata dal gruppo di partecipanti. Saywachakuy è una capacità degli iniziati al quarto livello della Tradizione andina.

Attraverso l’unione dei praticanti e la comunione con la Pachamama, questa tecnica permette di realizzare un’azione molto potente.

Nel Saywachakuy il gruppo disposto in cerchio, lascia fluire la Jucha della bolla energetica personale e collettiva verso la Madre Terra  e da lei riceve in cambio Samiy, per il principio dell’Ayni. Con essa il gruppo forma un’alta colonna di energia che, poi, invia  a persone, luoghi o situazioni che ne abbiano bisogno. La Samiy va anche ad accrescere e integrare le bolle dei presenti.

Saminchakuy, Juchamijuy e Saiwachakuy sono complementari e ci danno la chiave per entrare in rapporto con il Kausay.

IL PRINCIPIO DELL’AYNI

Ayni è il nome in quechua del principio della reciprocità, l’atto di dare e ricevere, accumulare e ridistribuire. Nella tradizione andina è il solo comandamento morale ed è anche il principio cosmico che regge la realtà.

La legge dell’Ayni é cosi’ importante che l’iniziazione più elevata della tradizione si basa su di essa, e si chiama Karpay Ayni. Durante il Karpay Ayni si pratica uno scambio reciproco di potere personale con un praticante della Tradizione andina e si viene iniziati al livello del praticante. Praticando l’Ayni la nostra energia diventa man mano più sottile permettendo all’energia vitale di fluire e di trasformarsi in Samiy.

Nelle Ande l’Ayni é un’attitudine nei confronti della vita e la legge della reciprocità regge tutti gli aspetti delle popolazioni andine. Per esempio si applica nel lavoro comunitario, nelle relazioni sociali e familiari ed anche nel rapporto con il divino. Vivere l’Ayni, oltre che aprirci alle innumerevoli occasioni quotidiane, significa anche offrire e ricevere i tre poteri spirituali: munay (l’amore unito alla volontà), llankay (l’azione, il lavoro) e yáchay (la conoscenza intellettuale).

YANANTIN E MASINTIN

Quella che si può impropriamente chiamare base filosofica della Tradizione andina, è una visione del mondo che si centra su due principi fondamentali.

In genere qualsiasi coppia di elementi dissimili, di soggetti differenti, forma un’unità yanantin, mentre una coppia di elementi somiglianti, di fattori omologhi crea un’unità masintin.

Yanantin significa alleanza, complementarità tra forze diverse, per esempio, tra un uomo e una donna o tra fattori contrari come alto/basso, destro/sinistro, scuro/chiaro. Riconoscendo e accettando la diversità, la parte “opposta” del mondo può diventare più comprensibile, si può imparare la sua modalità di visione e questo può arricchire.

Masintin esprime la pratica dell’alleanza tra forze simili, che hanno un’identità di base comune. Per esempio una donna con un’altra donna condividono una identità di genere sessuale masintin allo stesso modo di un uomo con un altro uomo. Possono essere masintin anche soggetti che svolgano la attività lavorative uguali o condividano interessi, condizioni o relazioni simili.

In una coppia, ovviamente, si vive una relazione yanantin, se però, per esempio, entrambi svolgono la stessa professione compare anche una corrispondenza masintin. Allo stesso modo una donna ha con le altre donne una relazione di base masintin, ma se per esempio due donne ricoprono diversi ruoli nell’ambito lavorativo, fra loro si crea una relazione yanantin. Questa distinzione non si applica solo alle relazioni interpersonali, ma a tutta la realtà.L’uso di questo sistema per creare relazioni corrette, permette di chiarificare e risolvere una grande quantità di conflitti che esistono nella società. Possiamo utilizzare questa logica per eliminare molta confusione e per essere più coscienti della natura dei rapporti. Avremo così una rete di relazioni più chiara, più armoniosa, quindi più forte.

LA MESA

La mesa è un’oggetto o una collezione di oggetti (khuya) che simbolizzano la connessione di una persona con la Tradizione Andina.

Questi oggetti rappresentano la connessione con diversi momenti che la persona ha vissuto ed insegnamenti che ha ricevuto e riassumono tutte le esperienze che costituiscono il suo potere personale.

Siccome tutti questi piccoli oggetti sono stati caricati di energia personale, ci mettono in connessione con l’energia e gli insegnamenti dei maestri con i quali si è lavorato.

Alla mesa si possono aggiungere altri oggetti, per esempio doni ricevuti da persone significative nel corso della vita o qualsiasi cosa che sia in relazione ad eventi o luoghi di particolare importanza.

Essendo la mesa il simbolo che ci connette con la nostra esperienza personale e la conoscenza da noi accumulata, il suo potere é dentro noi stessi e gli oggetti ne sono un semplice riflesso.

IL POTERE PERSONALE

Conviene soffermarci un attimo sulla natura del Potere, in quanto il suo significato muove spesso associazioni condizionanti.

Si è perso il vero senso del potere, quello di tipo personale: una “forza” connessa alla capacità di lavoro su se stessi, un potere indistruttibile non legato a circostanze esterne. Non è il potere del possedere cose, non è il potere di arrivare ad una certa posizione sociale, economica o politica e di cercare poi di mantenerla, non è neppure il potere della sapienza che può essere invalidata o distrutta da un semplice cambiamento del quadro storico o culturale.

Il potere che si può  sviluppare con il Kausay Puriy è il potere dell’individuo, il potere di essere, che si accresce man mano che ci apriamo per ricevere tutta l’energia vivente che é intorno a noi. Una persona che ha un gran potere personale riesce ad interpretare e comprendere la realtà in un modo più profondo e di conseguenza le sue azioni hanno delle ripercussioni significative in tutti i campi della vita.

GLI ÑAWIS

Il nostro corpo energetico possiede una serie di centri di percezione. Nella Tradizione andina sono chiamati Ñawis, che letteralmente significa “occhio”. Le potenzialità latenti relative agli Ñawis vengono attivate con precisi riti.

Ogni centro si connette con una qualità particolare di energia del cosmo.

Il Pujyu non è  considerato un occhio vero e proprio, ma piuttosto una fonte. Si trova nel luogo dov’è la fontanella dei neonati e riceve il Kausay sotto forma di luce bianca

Il Siki ñawi, è situato sull’osso sacro, alla base della colonna vertebrale, ed è collegato con Unu, l’energia dell’acqua di colore verde.

Il l’energia dell’acqua di colore verde.

Il Qosqo ñawi, nella regione ombelicale, è collegato a Allpa, l’energia della terra, che ha un colore rosso.

Il Sonqo ñawi, si trova sul petto all’altezza del cuore, ed è collegato ad Inti, il sole con una luce dorata.

Il Kunka ñawi, è nella zona della gola ed è collegato all’energia argentata di Wayra, il vento. il vento.

I due occhi fisici, anch’essi considerati centri, sono collegati il destro al potere della visione mistica e il sinistro al potere della visione magica.

Leggermente in alto fra le sopracciglia, è il Qanchis ñawi, che riceve normalmente un’energia viola proveniente dall’Hanaq Pacha, che da accesso al mondo della visione superiore .

Con l’iniziazione andina, si risveglia il seme dell’Inka, e affinché esso germogli si ha bisogno di acqua, terra, sole e vento, ovvero della corrispondente qualità di samiy. Utilizzando gli Ñawis ci si collega con le qualità delle energie viventi necessarie per il nutrimento del seme.

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GLOSSARIO DEI TERMINI E DEI SIGNIFICATI

Glossario elaborato da Gianmichele Ferrero (1999) con la collaborazione di Celso Bambi e Juan Nuñez Del Prado.
Riproduzione solo con esplicita autorizzazione all’Autore e citando l’autore e il presente sito web.
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Quest’opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

(q) = termine quechua

(s) = termine spagnolo

TERMINE SIGNIFICATO
Allin Kausay (q) È il modo di vivere in cui si usano le piene capacità umane.
Alpaca (q) Camelide con un mantello lanoso con una fibra molto lunga e sottile.
Altomisayoc (q)
Altomisayoq (q)
Alto sacerdote, prete andino mistico. È colui che evoca gli Apu, che “conosce i segreti delle alte montagne”. Si occupa anche dei principali problemi della comunità, del suo futuro e della salute dei suoi membri
Amaru (q) Anaconda.
Apachita (q) Si riferisce alle case di pietra costruite sulla vetta delle montagne per indicare il passaggio dei pellegrini e rendere grazie agli spiriti.
Apu (q) Signore, Spirito della montagna, grande, eccelso. Il nome veniva usato anche per gli alti dignitari dell’impero incaico. Indica gli spiriti delle montagne, Queste entità tutelari della natura proteggono le comunità umane, i villaggi e/o una area geografica, una regione. La città di Cuzco ne onora dodici: Apu Ausangate, Apu Salkantay, Mama Simona, Apu Pikol, Apu Manuel Pinta, Apu Wanakauri, Apu Pachatusan, Apu Pijchu, Apu Saqsaywaman, Apu Wiraqocha, Apu Pukin, Apu Senq’a. In genere gli Apu vengono considerati di genere maschile, ma esistono eccezioni femminili come Mama Simona di Cuzco, Veronica della Sacred Valley e Putukusi del Machu Picchu.
Apu K’on Teqsi Wiraqocha (q) Da Apu = Signore, K’on = luce energetica o energia che fluisce, Teqsi = il sostegno, il fondamento, la base, Wiraqocha = il dio supremo creatore. Espressione per indicare la qualità del Dio metafisico andino.
Apu Sinak’ara (q) Lo Spirito della montagna che protegge il Festival di Q’ollorit’i.
Atawalpa Fu il tredicesimo sovrano dell’impero inka, figlio di Wayna Qapaq e della sua regina ecuadoriana. Atawalpa vince e fece uccidere suo fratello Waskar, e a sua volta fu ucciso da Francisco Pizarro. I due fratelli non lasciando in eredità ai figli l’impero, tradirono la legge dell’ayni e, colmi di energia pesante, finirono nell’Uju Pacha. Da questo mondo ritorneranno solo dopo aver scontato la pena, ovvero aver fatto apprendere l’ayni agli esseri che vi vivono.
Ausangate (q) Nome del ghiacciaio considerato il principale Apu regionale della vallata di Cuzco
Awaq (q) È colui che tesse linee (seqe) o reti energetiche che collegano vari luoghi di potere fra di loro.
AylIu (q) Famiglia, comunità o gruppo spirituale d’appartenenza.
Ayllu Kausay (q) L’energia collettiva dell’ayllu.
Ayliu Apu (q) Entità spirituale di una montagna che protegge un piccolo villaggio o una comunità locale. Questo spirito è legato al primo livello del sentiero andino.
Ayni (q) Sacra reciprocità. È il principale insegnamento morale del mondo andino: l’invito al dare e ricevere, all’accumulare per ridistribuire, il fluire nella reciprocità degli scambi. Questa legge della tradizione mistica inka regola ancora oggi uno stile di vita che consente la sopravvivenza di tutti sulle Ande.
Aynikarpay (q) L’iniziazione all’insegnamento morale dell’ayni.
Campesino (s) Contadino.
Ch’ulla Khuya (q) Ch’ulla = singolo, solitario, non accoppiato. È la prima khuya del Mullu Khuya. Serve per attivare il Pujiu, la fontana o centro energetico situato nella parte mediana della fonte.
Chontah (q) Un tipo di legno scuro e duro che si trova nella giungla amazzonica.
Choro (q) Conchiglia.
Chullo (q) Tradizionale cappello di lana andino provvisto di para orecchie e spesso ornato da lustrini colorati che formano disegni e motivi intricati.
Chumpi (q) Fascia per cingere la vita o altri parti del corpo. Nel misticismo andino questo termine è riferito alle cinture di energia estese intorno al corpo a partire dagli ñawis.
Chumpi Away (q) Chumpi = fascia, banda, Away = tessere. È la tecnica di tessere le fasce energetiche.
Chumpi Paqo (q) Indica un sacerdote mistico iniziato nell’arte dei chumpis o estensione delle cinture di energia.
Ch’uno (q) Patata disidratata, dura e di colore scuro, che viene essiccata dagli Inka.
Ch’uncho (q) Tradizionale disegno q’ero a forma di clessi­dra, simbolo del danzatore della giungla.
Cuzco o Cusco (q.) È l’antica capitale politica e spirituale del Tawantinsuyu, il regno incaico. Si trova sulle Ande a 3.400 di altezza s.l.m. ed ha 300.000 abitanti. Viene anche più correttamente chiamata Qosqo che significa “ombelico del mondo”, rivelando la sua funzione di centro sacro ed energetico.
Despacho (s) Parola spagnola usata per indicare l’offerta andina rivolta agli Spiriti della natura in segno di ringraziamento o supplica. Può contenere fino a duecento ingredienti diversi, e viene creato nell’ambito di una cerimonia eseguita dai sacerdoti andini. In base al significato e allo scopo dell’offerta, il despacho viene bruciato, sepolto o lanciato nel vento o in un lago o altro corpo d’acqua. ~ il termine quechua è haywarisqa.
Haku (q) Vuol dire <<Avanti>> o <<Andiamo>>
Hanpiy (q) Curare.
Hanpiq Runa (q) Curandero, guaritore.
Hanpuy (q) Imperativo del verbo venire, usato nei riti dai sacerdoti andini per chiamare lo spirito di una persona, una divinità, un maestro o un’entità della natura.
Hanaq Pacha (q) Il mondo superiore, definito dall’abbondanza di energia fine o samiy. Da Hanaq = elevato, superiore e pacha = mondo, spazio e tempo. Nella cosmologia andina questo piano di esistenza è puramente spirituale e abitato dalle energie più raffinate, dagli Spiriti celesti che sanno praticare l’ayni in modo perfetto.
Japu (q) Nella spiritualità andina è la coppia sacra, la forma più raffinata di yanantin, in cui entrambi i partner hanno raggiunto il pieno sviluppo dei tre poteri umani (mente, cuore e corpo).
Hatun (q) Grande, grosso o alto.
Hatun Karpay (q) Da Hatùn = grande, superiore, principale e Karpay = l’iniziazione andina, il potere personale. Indica la grande iniziazione che viene svolta in Perù e che dura dieci giorni e porta il partecipante a conoscere tutte le principali tecniche del quarto livello insegnate da Don Juàn.
Hatun Q’ero (q) E la città ombelico o Qosqo della nazione Q’ero. Dove vengono celebrati riti e cerimonie.
Haywarisqa (q) Tradizionale offerta che gli andini donano alle divinità. In spagnolo despacho.
Hoocha
(o anche Jucha) (q)
Energia pesante, ma vivente.
Hoocha Mikhuy
(o anche Juchamijui) (q)
Da Jucha = energia pesante e Mijuy =cibo, alimento, mangiare. È la tecnica del mangiare e del digerire le energie pesanti attraverso lo stomaco spirituale del qosqo. Fu una delle prime tecniche che Don Benito insegnò a Don Juan.È una delle pratiche spirituale fonda­mentale degli iniziati andini
Huanka, Wanka (q) Significa canto sacro. Il Senor de Wanka o Signore della Canzone Sacra è un importante santuario nella zona di Cuzco dove avvengono guarigioni.
Illa (q) Lampo, fulmine, illuminazione.
Illiasqa (q) Persona illuminata.
Inka (q) Re, imperatore, monarca. Termine che indicava oltre alla coppia regale governante anche tutti i lignaggi della nobiltà vissuti nella valle di Cuzco dal tardo 1100 fino al 1532. Veniva impiegato in generale come titolo onorifico. Deriva forse dall’antico vocabolo enqa che significa “individuo capace di assorbire tutte le energie viventi”. Nella tradizione iniziatica andina è colui che è capace di concentrare energia vivente e poi ridistribuirla.
Inka Mallku (q) Da Inka = re, monarca, imperatore” e Mallku = giovane condor. Mallku deriva dalla radice della parola che significa “albero”: di conseguenza, Inka Mallku vuol dire anche “colui che è connesso alla genealogia spirituale degli Inka”. Nella tradizione spirituale andina è l’aspirante candidato per diventare Inka, iniziato maschile di quinto livello, capace di guarire qualsiasi malattia in qualunque momento con il semplice tocco della mano. La Nust’a è la sua controparte femminile.
Inti (q) Sole, la divinità solare, lo spirito del sole.
Itu Apu (q) È lo spirito di genere maschile che protegge il luogo in cui è nato un uomo, viene chiamato anche “stella guida”. Controparte maschile della Paqarina.
Jucha (q) Vedere Hoocha.
Juchamijui (q) Vedere Hoocha Mikhuy.
Kamasqa (q) Sacerdote di quarto livello che riceve l’iniziazione di quarto livello a kuraq akulleq direttamente da Dio o da Wiraqocha.
Karpay (q) È l’iniziazione andina insegnata da Don Benito e dal sacerdoti indigeni di Q’ero, che avviene attraverso lo scambio di potere personale fra il maestro e il discepolo.
Kaq’cha (q) È  un accecamento dovuto a una luce improvvisa e intensa, che sul piano spirituale identifica l’energia vivente dell’anima di un altro essere.
Kausay (q) Vita e vivere. È l’energia vivente illimitata che permea ogni espressione del cosmo e ci sostiene. Un’espressione del Kausay sono le bolle di energia (poqpo) che circondano e compenetrano ogni manifestazione dell’universo a noi visibile o invisibile.
Kausay Chumpi (q) Da Kausay = vita e vivere, energia vivente e Chumpi = fascia. Sono le cinque bande di vitalità che si originano dagli ñawis.
Kausay Pacha (q) Rappresenta il mondo delle energie viventi, l’univer­so dell’energia.
Kausay Poq’po (q) La bolla di energia vivente che circon­da ogni essere umano, pianta, animale, città, montagna o entità della natura.
Kausay Puriy (q) Da Kausay = vita e vivere, energia vivente e Puriy = camminare. L’espressione “camminare nel cosmo vivente” denomina il corpo degli insegnamenti di Don Juàn.
Kay Pacha (q) Da Kay = questo, questa, essere, stare e Pacha = mondo, spazio e tempo. È il regno dell’umanità e della consapevolezza materiale. È il nostro mondo dove sono presenti sia energie raffinate che pesanti. È il “mondo di mezzo”, simbolizzato dal puma, la terra di superficie e contemporaneamente anche il tempo e l’era che stiamo vivendo sul pianeta.
Khipu (q) Serie di cordicelle annodate usate dagli antichi Inka per tenere i conti.
Khuya (q) Popolarmente sono tutte le pietre che possiedono virtù magiche o che portano fortuna. Nella tradizione iniziatica andina è un qualsiasi oggetto carico di potere. La Mesa personale contiene Khuya-. Questa parola è usata anche per indicare ogni oggetto caricato dal potere personale di un maestro che viene dato al discepolo e che connette l’energia di chi la dà con quella di colui che la riceve.
Khuyay (q) Affetto appassionato, proprio della relazione fra il maestro e il discepolo o fra gli amanti.
Khuya Rumi (q) È la pietra donata da un maestro al discepolo.
Killa (q) Luna. Energia femminile vivente o consapevolezza della luna, spesso chiamata Mama Quillya, Madre Luna.
K’intu (q) Nella ritualità andina sono tre foglie di coca intere e senza imperfezioni, tenute in mano una sopra all’altra dalla parte dei piccioli, con il lato più scuro rivolto verso l’alto. Vengono usate per un’offerta o per un’invocazione agli spiriti della natura. Si tratta di un elemento fondamentale del despacho; se ne usa un numero multiplo di tre. Nella tradizione di Don Benito di solito si soffia o si alita tre volte sul K’intu offrendo i tre poteri personali (Munay, Llankay. Yàchay) quando ci si rivolge agli Apu.
Kinsantin Khuya (q) Da Kimsa o Kinsa = tre. Indica l’alleanza fra tre fattori. È un numero verticale.
Kiswarkancha (q) È il nome incaico dell’antico tempo dedicato a Wiraqocha distrutto dagli spagnoli per erigerci la cattedrale cattolica di Cusco.
Kunqa ñawi (q) È il quarto centro energetico (occhio) situato alla gola. È connesso con il Wayra Kausay, l’energia del vento. Riceve samiy sotto forma li luce argentata.
Kuraq Akulleq (q) Letteralmente significa “grande masticatore di foglie di coca”. Nel misticismo andino indica il  sacerdote di quarto livello.
Kuti (q) Rovescio.
Kutichi (q) Da Kuti = rovescio e chi = obbligare a ritornare, restituire, rendere qualcosa, fare ritornare una cosa. È il rituale per mezzo del quale le proiezioni energetiche ricevute o subite ritornano alla loro origine.
Haik’a (q) Espressione quechua che si usa nelle contrattazioni per chiedere <<Quanto costa?>>.
Llanqay o Llank’ay (q) Lavorare. È il potere del corpo, del lavoro fisico, dell’azione.
Llaqta Apu (q) È uno Spirito della montagna di importanza me­dia, legato al secondo livello della Tradizione spirituale andina.
Lljlla (q) Lembo rettangolare di lana di alpaca, usato per avvolgere la Mesa.
Lloque (q) È il “Lato sinistro” della Tradizione spirituale andina. Si riferisce alla conoscenza magica o all’applicazione della conoscenza spirituale nel mondo fisico. La guarigione, la magia, la terapia e i rimedi sono considerati doni del Lato Sinistro. La pana o conoscenza del Lato Destro è il suo complementare.
Mama Qocha (q) Il mare, l’oceano. È lo Spirito femminile del grande oceano, madre di tutte le acque.
Masintin (q) È la relazione armoniosa tra entità simili.
Masy (q) Uguale.
Masychakuy (q) Unione di due soggetti di energia simili.
Mesa (s) Letteralmente significa tavola, piano. Termine spagnolo che indica la raccolta di khuyas o oggetti di potere donati dal maestro o dagli spi­riti della natura al paqo (l’iniziato). È formata da un piccolo mantello di stoffa con disegni tradizionali, che contiene all’interno un altro tessuto che racchiude le Khuyas. La Mesa è un’estensio­ne fisica del potere dei sacerdoti andini e viene usata in quasi tutte le cerimonie. Per l’iniziato andino è uno dei suoi principali strumenti di lavoro e di collegamento con la tradizione. La mesa serve per connettersi con i maestri che hanno donato le khuyas, con il loro lignaggio spirituale, con l’energia della tradizione e più in generale con la bolla vivente del mondo andino.
Mikhuy (q) Mangiare e digerire Si riferisce alla tecnica dell’Hoocha Mikhuy o Juchamijui.
Miskayani (q) Nome della città abitata da spiriti femminili altamente evoluti e di aspetto meraviglioso. È un mito che appartiene alla mitologia Q’ero e la cui controparte maschile è la mitica Paititi.
Muju (q) Seme, sia sul piano fisico che spirituale. L’Hatun Karpay gli fornisce l’energia vivente necessaria per farlo germogliare.
Mullu Khuya (q) È il set di cinque pietre scolpite utilizzato per aprire gli ñawis (occhi energetici) e le cinture di energia. Possono avere forma di piccole colonne o altre configurazioni. Rispettivamente presentano da una a cinque protuberanze, Le Khuyas con colonne o punte dispari sono considerate verticali, mentre le pari sono orizzontali. Sono gli strumenti del chumpi paqo.
Munay (q) Amare, voler bene, bello È il potere dell’amore unito alla volontà, negli insegnamenti di Don Juan.
Ñawi, plurale Ñawis (q) Occhio, vista. Indicano i centri energetici presenti nel corpo umano.
Ñawi Kichay (q) Da ñawi = occhio e Kichay = aprire, scoprire, stappare. È la tecnica di apertura e di attivazione dei centri energetici.
Nust’a (q) Principessa o giovane femmina  della nobiltà inca. Il termine indica un’entità energetica femminile della natura ed anche una sacerdotessa di quinto livello
Pachakuti
o Pachakuteq (q)
Da Pacha = luogo, terra, suolo, mondo, tempo o epoca e Kuti = rovescio, oppure Kutiq (o Kutij) = ritornare, dare un mezzo giro, ma anche un nuovo movimento che riforma, scuote.
Pachakuti
fu il nono lnka del Tawantinsuyo, figlio di Wiraqocha Inka e di Mama Runtu Qayani. Fece arrivare l’impero degli Incas al suo apogeo. A lui si attribuiscono la maggior parte degli edifici dell’impero. Nella tradizione andina con Pachakuti si indica un cataclisma, una trasformazione radicale, un mutamento di fase nella storia degli uomini e/o del pianeta. Nella storia inka indica la mutazione cosmica che si verifica tra due epoche.
Pachakamaq (q) Creatore, colui che mette in ordine il mondo. Con questo nome è il tempio alle porte di Lima dove è nata la filosofia della yanantin.
Pachamama (q) Da Pacha = mondo, tempo, spazio, il qui adesso e Mama = madre, l’essere che dà l’origine. È la Madre Cosmica.
Paititi (q) È la mitica Città dell’Oro o El Dorado riportata in numerose opere storiche sugli Inka. I conquistatori spagnoli fraintesero la parola “oro”, che in questo caso aveva una valenza spirituale.
Pampa Misayoc (q) È un sacerdote andino specializzato in ri­tuali, come l’offerta dei despachos e la lettura delle foglie di coca.
Phaña (q) Termine che identifica il “Lato destro” della Tradizione spirituale andina relativo alla conoscen­za mistica. E il lato freddo, razionale, oggettivo e strutturato del Sentiero che governa le iniziazioni e i rituali, noto come “la strada che porta a Dio”.
Panaka (q) Da Pana = la sorella del fratello. Gruppo famigliare formato dalla discendenza di ciascun lnka appartenente alla dinastia fondata da Manko Qapak Inka. A Cuzco c’erano dodici lignaggi paralleli e da questi emergeva il Sapa lnka e la sua Qoya.
Paqarina (q) È uno spirito femminile della natura, guardiano del posto in cui è nato un uomo. Controparte femminile dell’ Itu Apu.
Paqo (q) Letteralmente significa alpaca. Per la Tradizione andina Indica il sacerdote andino o l’iniziato.
Phausi Runa (q) Sono spiriti che vivono nell’acqua corrente (fiumi, torrenti e cascate). Donano poteri creativi e artistici.
Phutuy (q) Fioritura di una pianta. Nella mistica andina si riferisce al fiorire del seme spirituale dell’iniziato.
Pisqantin Khuya (q) Da pisqa (o phishqa) = cinque. È la MulIu Khuya con cinque colonne o punte. È un numero verticale. Serve per attivare il Qanchis Ñawi, il settimo centro di percezione.
Poq’po (q) Significa bolla, la forma ad ampolla che ha l’acqua piovendo. Indica la bolla energetica, ogni campo di energia che circonda qualsiasi forma vivente individuale e collettiva.
PuklIay (q) Giocare, gioco di bambini o di innamorati. Indica anche la partecipazione ai riti ed alle pratiche andine come gioco sacro.
Putukusi (q) È la montagna femminile all’ingresso delle rovine di Machu Picchu. Il nome vuole dire “Gioia che fiorisce”.
Pujyu (q) Fonte, sorgente, origine. È la fonte primaria, centro energetico situato nella parte alta mediana della fonte (dove c’è la fontanella). Riceve samiy sotto forma li luce bianca.
Qanchis ñawi (q) È il settimo centro energetico (occhio) situato sulla fronte, tra e  poco sopra le sopracciglia. È connesso con l’Hanaq Pacha. Riceve samy sotto forma li luce viola.
Qawaq (q) È il veggente andino, colui che riesce a vedere l’energia vivente.
Qayqa (q) Blocco di energia psichica o energetica liberata attraverso la guarigione con rituali o lavori di iniziazione.
Qochamoqo (q) Letteralmente significa montagna del lago o affiancata ad un lago. È il nome di uno dei villaggi Q’ero situati a notevole altitudine sulle Ande.
Qollana (q) Eccellenza. Nella Tradizione andina si riferisce al discepolo o discepoli più avanzati di un maestro che lo aiutano indicandogli anche gli errori e le contraddizioni del suo insegnamento.
Qorimoqo (q) Montagna d’Oro. È l’Apu che protegge Hatun Q’eros
Qoyllurit’i (q) È l’antica festa che si svolge sulle Ande, a cui partecipano più di settantamila indigeni. Letteralmente vuol dire bianco come la neve, purezza
Qoriwaman (q) da Qori = oro e Waman = falco, ossia falco d’oro. Il maestro di Don Juan, si chiamava Don Benito Qoriwaman.
Qosqo
o Qosqo ñawi (q)
È il secondo centro energetico (occhio), lo stomaco spirituale, centro di energia situato vicino all’ombelico fisico attraverso cui si mangia e digerisce la jucha. È connesso con l’Allpa Kausay, l’energia della terra. Riceve samy sotto forma li luce rossa. Da questo termine deriva il nome dell’antica capitale inka Cuzco, che in questo senso significa “ombelico del mondo”.
Qoya (q) Regina, imperatrice. È la sposa delI’Inka. Indica anche una sacerdotessa del sesto livello Regina.
Qoyllur (q) Stella.
Quechua (q) Attualmente questo termine indica la lingua e le stesse nazioni indigene che la parlano in Perù, Bolivia ed Ecuador. AI tempo degli lnkas la stessa lingua veniva chiamata Runa Simi.
Rantiy (q) Sostituto, supplente, luogotenente. Può indicare anche lo scambio di prodotti. Per la Spiritualità andina designa la perfezione della condizione masintin.
Rumi (q) Pietra.
Runa (q) Uomo.
Runa Simi (q) Da Runa = uomo, gente umana e Simi = linguaggio. Era la lingua utilizzata al tempo degli Inca ed oggi parlata da milioni di indios e comunemente chiamata Quechua.
Ruwal (q) È il Dio metafisico andino, il Creatore.
Salqa (q) Coraggioso, selvatico, selvaggio nel senso di indomito. Indica la principale qualità del lato sinistro del sentiero andino, ossia la forza operativa e pratica del potere personale.
Salqantay (q) Da Salqa = selvaggio, indomito, coraggioso e Antay = formare nuvole nel cielo, dar luogo ad una bellezza che può provocare un certo timore reverente.
Saiwa (q) Alta colonna di pietra costruita da un sacerdote andino per rappresentare il suo potere. Colonna di energia vivente.
Saywachakuy (q) Da Saywa = colonna. È la tecnica per innalzare colonne di energia samiy. È anche il nome del Suyu Apu della regione di Cusco.
Samiy (q) Energia vivente raffinata, sottile.
Saminchakuy (q) Bagnarsi con l’energia sottile. Indica la tecnica di assorbimento della Samiy.
Sapa (q) Unico. Il solo.
Sapa Inka (q) Da Sapa = unico, una sola persona e lnka = re, monarca, imperatore”. Nella tradizione e nella profezia andina indica un sacerdote del sesto livello, con la caratteristica di brillare fisicamente, che riunisce in sé saggezza, potere spirituale e politico, ed è in grado di riunire le nazioni andine attraverso un governo armonioso.
Seqe (q) Linea di energia vivente che scorre attraverso la terra o fra due siti rituali.
Seqe Rumi (q) Pietra di linee di energia vivente. Altare sa­cro ad Hatun Q’eros.
Siki ñawi (q) È il primo centro energetico (occhio) situato alla base dell’osso sacro. È connesso con l’Unu Kausay, l’energia dell’acqua. Riceve samiy sotto forma li luce verde.
Simi (q) Lingua. Linguaggio.
Sinak’ara (q) La divinità della montagna della Festa di Qoyllorit’i.
Sonqo ñawi (q) È il terzo centro energetico (occhio) situato al plesso solare. È connesso con l’Inti Kausay, l’energia del sole. Riceve samiy sotto forma li luce dorata.
Soq’a (q) È un orribile spirito femminile della natura. Indica anche la visione di un iniziato di terzo livello a cui appare un potente spirito femminile della natura. Quando la paura viene superata, la spaventosa Soq’a si trasforma in una bellissima Nust’a.
Suyo o Suyu (q) Quartiere o grande regione.
Suyu Apu (q) È un grande Spirito della montagna che protegge un’intera regione. È legato al terzo livello del Sentiero Andino.
Tayta Inti (q) Termine che significa “padre sole”.
Taki Onqoy (q) Estasi collettiva provocata dalla ripeti­zione di canti ipnotici. Nella storia inka il termine si rife­risce al Movimento profetico di cui è stato leader Juan Cho’qñe che nel sedicesimo secolo per poco non riuscì a spodestare il governo spagnolo.
Taripaypacha (q) Da Tariy = incontrare, trovare, scoprire e Pay = egli, ella, esso, essa e Pacha = spazio, mondo, il qui adesso. Letteralmente significa “incontro con l’u­niverso”. Indica l’età in cui incontreremo noi stessi, il tempo in cui gli esseri umani torneranno a collaborare, a scoprire nuove alleanze, dando vita a rapporti amichevoli con i mondi oggi ancora a noi invisibili e con le forze della natura. Nella Profezia Andina il termine è legato a una nuova epoca dorata dell’esperienza umana e annuncia la riunione delle genti andine, e la creazione di un nuovo impero inka, migliore del precedente.
Taytacha (q) Padre, signore.
Taytacha Temblores (q) Identifica il Signore dei Terremoti. Si riferi­sce a una statua del Cristo nero donata da Carlo V di Spa­gna alla città di Cuzco, che veniva portata in processio­ne e si riteneva avesse il potere di fermare i terremoti. È una potente stella guida per numerosi sacerdoti.
Taytanchis Ranti (q) Equivalente a Dio sulla Terra. È un’espressione usata per indicare i poteri e le capacità degli iniziati di settimo livello nel sistema andino. Secondo la Profezia Inka, costoro sono in grado di far resuscitare il proprio corpo fisico dopo la morte terrena.
Tawantin (q) Alleanza formata da quattro elementi.
Tawantin Khuya (q) È la Mullu Khuya con quattro colonne o punte.
Tawantinsuyu (q) Da Tawa = quattro e Suyu = regione o circoscrizione estesa. Identifica un’alleanza complementare fra due coppie Yanantin. È un numero orizzontale. Era l’antico nome quechua dell’impero inka diviso in quattro angoli o quattro regioni.
Taqe (q) Unire in armonia le forze o le bolle di energia.
Tejedor (s) È colui che tesse linee (Seqe) o reti energetiche che collegono vari luoghi di potere fra di loro. In quechua è chiamato awaq.
Tinkuy (q) Incontro, riunione.
Tukuy (q) Completo, pienamente sviluppato.
Tukuymunayniyoq (q) Il potere completamente sviluppato del cuore.
Tukuyyachayniyoq (q) Il potere completamente sviluppato della mente.
Tukuyllanqayniyoq (q) Il potere completamente sviluppato del corpo.
Tukuy Hanpiq (q) Il potere di guarire. Si riferisce al quin­to livello dello sviluppo psicospirituale e alle capacità te­rapeutiche dell‘Inka Mallku.
Tupay (q) Conflitto. Contrasto spirituale fra due sacerdoti andini.
Tupaq (q) Colui che sfida.
Ukhu Pacha (q) Da Uju (o Ukhu) = interiore, interno, profondo e Pacha = mondo, suolo, spazio e tempo. È lì mondo sotterraneo, profondo, del dentro, il corpo nascosto del pianeta, il suo mondo interiore. In questa dimensione prevalgono le energie pesanti. è anche il nostro mondo interiore, relativo all’inconscio. È simbolizzato dal serpente.
Ukuku (q) Sono gli uomini-orso o guerrieri spirituali della Tari­paypacha o nuova era. Mantengono l’ordine durante la festa di Q’ollorit’i.
Ulla (q) Luna.
Unkhu (q) È la tradizionale camicia cerimoniale nera con una fascia rossa di alpaca, intrecciata con la mano sinistra affinché abbia poteri spirituali.
Unu Kausay (q) È l’energia vivente dell’acqua. Spirito dell’acqua.
Wacho (q) Lignaggio. Fila di buchi nel terreno pronti per la semina. Il seme del risveglio spirituale nelle persone.
Waka o Huaca (q) Idolo, divinità, deità, sacro, divino, cosa sacra, santuario, tempio, adoratorio, tumulo funerario. persona sacra. Indica tutto ciò che è sacro.
Wanka (q) È il canto sacro. Il Seflor de Wanka è un impor­tante santuario per le guarigioni appena fuori Cuzco.
Warmi (q) Donna.
Waskar Inka (q) È il figlio di Wayna Qapak lnka e di Mama Rawa Ukllu. Fu il dodicesimo Inka del Cuzco e ultimo sovrano scelto in maniera ufficiale. Entrò in guerra con suo fratello Atawallpa per divenire l’unico regnante del Tawantinsuyo (vedi Atawallpa).
Wanu (q) Morte, o vita dopo la vita.
Wayra (q) Vento.
Wayra Kausay (q) Energia vivente o spirito del vento.
Winay (q) Il germogliare, riferito sia fisicamente ai semi delle piante che spiritualmente a quelli degli iniziati.
Wiñaq Rumi (q) Pietra crescente. Il termine indica l’ener­gia vivente e la natura mutevole della roccia.
WilIka (q) Sacro e pericoloso.
WiIlka Nust’a (q) La Principessa della luce nera. Antico nome del fiume Urubama.
Wiraqocha (q) Da Wira = sacro e Qocha = lago, mare o oceano. È lo spirito supremo creatore. Egli incarna tutto l’universo e lo governa. È il principio delle “acque sacre” primordiali, l’oceano originario. Viene anche chiamato Apu K’on Teqsi Wiraqocha. Il cronista spagnolo Juàn de Santa Cruz Pachacuti lo rappresentò con un uovo e lo definì un’entità “dalla forza irresistibile e sconosciuta, però ordinatrice”. È anche un titolo di rispetto. I Q’ero lo usano anche nelle normali conversazioni.
Yachay (q) Letteralmente è il sapere. È il potere della conoscenza, della mente.
Yanachakuy (q) Rito andino per unire due diverse bolle di energia.
Yanantin (q) Da Yana = coppia, amante nella coppia, sposo, sposa. È l’alleanza, la relazione armoniosa fra forze diverse. Ciò che per noi occidentali è in contrapposizione per gli Inka è comple­mentare, per esempio maschio/femmina, luce/tenebre, destra/sinistra.
Yanantin Khuya (q) Alleanza fra due. E un numero orizzontale. Questa Khuya serve per attivare il primo occhio, il Siki ñawii.

Fonti bibliografiche:
“Camminando nel Cosmo Vivente” di Juan Nuñez Del Prado, Macro Edizioni
“Viaggio a Q’ero” di Elizabeth Jenkins, Ed. Sonzogno