ARTE SPIRITUALE ANDINA

KAUSAY PURIY

Sintesi elaborata da Gianmichele Ferrero (1999) con la collaborazione di Celso Bambi e Juan Nuñez Del Prado.
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Tra le diverse tradizioni di ricerca spirituale, la Tradizione andina presenta elementi originali e peculiari. L’insegnamento del Kausay Puriy comprende potenti tecniche e strumenti di crescita interiore che sono di sostegno per sviluppare nuove capacità, approfondire la sensibilità percettiva e allargare la possibilità di visione.

Partecipare al Karpay Ayni, l’iniziazione andina, significa cogliere l’opportunità di aprire un dialogo con ogni espressione vivente del Cosmo, di espandere la percezione oltre l’abituale sentire per entrare in aspetti della realtà finora ignorate e in zone della nostra coscienza ordinaria spesso inesplorate. Camminare nel cosmo vivente è diventare protagonista di un progetto profetico di cambiamento del pianeta e dell’umanità.

Per secoli si è ritenuto che l’enorme patrimonio di conoscenze dell’antico Impero inka fosse andato perduto per sempre. Negli anni ’50, l’antropologo Oscar Nuñez Del Prado nel corso delle sue esplorazioni nelle aree circostanti la città di Cuzco in Perù, scoprì il villaggio di Q’ero e venne così in contatto con una piccola comunità di indios. I Q’eros sono diretti discendenti dei primi Incas che, grazie all’isolamento geografico della loro comunità, sono riusciti a conservare la cultura e la tradizione degli Inka nella loro integrità.

Negli anni ’70 Juan Nuñez Del Prado, figlio di Oscar e anch’egli antropologo, conducendo, nell’area a sud del Perù, ricerche per l’università del Cuzco, svolse delle indagini accurate sulle tradizioni e le credenze dei suoi abitanti e si trovò a collaborare con il sacerdote andino Don Benito Qoriwaman. Egli lo introdusse alla cosmologia andina, gli insegnò tecniche energetiche molto interessanti e semplici allo stesso tempo e gli parlò di una profezia che annuncia importanti cambiamenti per l’intera umanità. Don Juan fu anche allievo di altri due importanti maestri Don  Andrés Espinoza e Don Melchor Deza.

La profezia andina e gli insegnamenti dei Maestri inka sono diventati celebri in tutto il mondo grazie alla testimonianza autobiografica della scrittrice nordamericana Elizabeth Jenkins, riportata nel suo libro “Il ritorno dell’Inka”.

Don Juan si dedica dal 1991 a divulgare e a iniziare alla Tradizione andina chi voglia impegnarsi a percorrere questa Via di Crescita spirituale.Don Juan e suo figlio Ivan Nuñez Del Prado , che ha lavorato insieme al lui ed è stato l’allievo del sacerdote indio Don Mariano Apaza, guidano gruppi di persone che si recano in Perù per ricevere la grande iniziazione di dieci giorni dell’Hatun Karpay e tengono seminari in Italia per permettere alle persone che al momento non si possono recare in Sud America di apprendere le basi dell’insegnamento.

Il Cosmo è Energia Vivente e si tratta di riconoscerla e utilizzarla nel modo più appropriato. Grazie a semplici tecniche energetiche possiamo imparare a gestire in modo più consapevole la nostra bolla di energia, liberarci delle energie pesanti e ricevere l’energia sottile dal generoso cosmo che ci circonda. Padroneggiando coscientemente l’energia che compone la propria bolla, si accresce il proprio potere personale e si impara a maneggiare la vita e i suoi problemi affrontandoli su di un nuovo piano esistenziale, quello dell’energia.

In questa sede non è possibile offrire più di una semplice spiegazione di alcuni dei principali concetti che stanno alla base dell’insegnamento del Kausay Puriy. Chi fosse interessato a proseguire nell’approfondimento e a sperimentare questo cammino, può mettersi in contatto con noi e partecipare a uno dei seminari in programma.

KAUSAYPACHA: L’ENERGIA DEL COSMO VIVENTE

Il mondo è vivo e palpitante nelle sue innumerevoli, sorprendenti manifestazioni e noi apparteniamo integralmente alla vitalità del suo tessuto energetico.

La parola quechuaKausaypuò essere tradotta con “energia vivente”, “forza vitale”. Nella cosmovisione delle Ande “Kausayè l’essenza della realtà che ci circonda. Pacha significa spazio e tempo e nel cosmo ogni energia è essenzialmente vivente. Kausaypacha significa “il Cosmo delle energie viventi”. È la realtà più ampia concepibile all’interno del cosmo, comprende tutto. Può essere anche inteso come l’insieme di tutte le espressioni vitali. La Tradizione andina prende il nome di significa “il Cosmo delle energie viventi”. È la realtà più ampia concepibile all’interno del cosmo, comprende tutto. Può essere anche inteso come l’insieme di tutte le espressioni vitali. La Tradizione andina prende il nome di Kausay Puriy che significa “imparare a camminare insieme all’energia vivente”. che significa “imparare a camminare insieme all’energia vivente”.

L’energia vivente è sovrabbondante, tutti i fattori della realtà la emanano secondo la loro propria fisionomia. Semplicemente aprendoci a percepirla, il nostro essere può arrivare a nutrirsi a sufficienza per poter sviluppare le sue potenzialità più elevate.

Tuttavia, per effetto dei condizionamenti della vita, tendiamo a considerare come limitate le cose buone e scarsa l’energia disponibile ed a tenere lontane le energie che ci infastidiscono. Queste ultime se considerate negative, a causa della paura di entrare in contatto con esse, possono portare ad isolarsi dalla realtà.

La Tradizione andina supera il malinteso della dualità positivo-negativo interpretando l’energia scomoda di un’altra persona o la propria in termini di differenza di spessore e di gravità, usando il nome di samiy per l’aspetto leggero e sottile dell’energia e di per l’aspetto leggero e sottile dell’energia e di jucha per quello pesante. Tutti gli esseri viventi e gli elementi della natura producono samiy.

Noi umani siamo gli unici a generare jucha quando ostacoliamo il flusso dell’energia vivente. Il Kausay è come l’acqua: mentre scorre nel fiume si mantiene fresca e pura, se viene bloccata e incomincia a stagnare, cambia la sua natura trasparente e diventa melmosa. Ma se viene ristabilito il suo fluire, torna ad essere pura come prima.. come l’acqua: mentre scorre nel fiume si mantiene fresca e pura, se viene bloccata e incomincia a stagnare, cambia la sua natura trasparente e diventa melmosa. Ma se viene ristabilito il suo fluire, torna ad essere pura come prima..

L’insegnamento del Saminchakuy, che significa “bagnarsi con l’energia sottile”, rende capaci ad aprirsi e ricevere il flusso del samiyJuchamijuy è la tecnica del mangiare e digerire l’energia pesante estraendo la parte fine che rimane a noi e scartando quella più densa che va a nutrire la Madre Terra.

LA PROFEZIA ANDINA

Secondo la Tradizione andina stiamo vivendo un periodo di cambiamento iniziato con il Pachakuti una trasmutazione cosmica che ha avuto la durata di tre anni dal 1° agosto 1990 al 1° agosto 1993. Quindi si è aperta la fase chiamata una trasmutazione cosmica che ha avuto la durata di tre anni dal 1° agosto 1990 al 1° agosto 1993. Successivamente a questa data si è aperta la fase chiamata Taripaypacha, che significa letteralmente “l’epoca in cui incontreremo di nuovo noi stessi”, nella quale saremo in grado di riconoscere il reciproco valore di tutti gli esseri umani, da cui nasceranno individui capaci di sviluppare tutte le potenzialità latenti e una nuova visione del mondo. Coloro che hanno sperimentato e superato i primi tre livelli d’iniziazione e conoscenza andina, nella fase di preparazione che va dal l° agosto 1993 al 1° agosto del 2000, possono passare dal terzo al quarto livello, lasciando dubbi e paure, condividendo i doni spirituali ricevuti, dando vita ad un rapporto diretto e amichevole con le forze della natura e il mondo invisibile.
Si può raggiungere, dopo, un nuovo stato in cui emergerà il quinto livello detto Inka Mallku, “candidato a diventare “candidato a diventare Inka“.
Successivamente si manifesterà il sesto livello nelle figure del Successivamente si manifesterà il sesto livello nelle figure del Sapa Inka e della e della Qoya, un uomo e una donna detentori del potere di raccogliere, riunire e ridistribuire, con la capacità di mettere in relazione armoniosa tutte le persone. Seguirà, quindi, il grado successivo: chi raggiungerà il settimo livello avrà realizzato le sue potenzialità divine, pienamente in tutti gli aspetti.

La Profezia andina è , in pratica, la previsione di un’epoca d’oro per l’umanità e noi siamo chiamati a collaborare per creare le condizioni necessarie al suo avvento. Tutti siamo candidati a diventare Inka, “colui che è capace di concentrare energia vivente e poi ridistribuirla”. La Profezia andina è originale: mentre in genere le altre profezie danno vita ad un’aspettativa per eventi che si compiono di per sé e ai quali si assiste passivamente, quella andina prepara le condizioni. Ognuno deve contribuire. Nessuno è già predestinato e siamo tutti candidati a diventare maestro del livello successivo. Chiunque sarà la persona nella quale si manifesterà questo potere non potrà che ridistribuire e condividere le qualità che ha acquisito con tutti gli altri.

Questa profezia non è in contraddizione con quelle apocalittiche del caos. Nel linguaggio delle profezie, la fine del mondo non è la fine del pianeta Terra, né del cosmo: è semplicemente la conclusione di un ciclo, di un certo modo, umano di creare la realtà e, dal punto di vista andino, la storia è concepita come una successione di ere, in cui la precedente è sostituita e incorporata nella successiva. Ogni era segue un determinato paradigma fintanto che non emerge un nuovo paradigma più efficace che si sostituisce al precedente e definisce l’inizio della nuova era.

I LIVELLI DELLA TRADIZIONE ANDINA

I livelli della Tradizione andina rappresentano un cammino di crescita spirituale vissuto nella quotidianità.

Al livello zero si ha la coscienza di esistere ma non si é capaci di essere coerenti con questa consapevolezza e subiamo i condizionamenti dell’ambiente in cui si vive.

Al primo livello si diventa coerenti con la propria identità. Si inizia a comprende ciò che esiste intorno, si assume responsabilmente la capacità di scelta e controllo della propria vita.

Nell’esperienza del secondo livello, quell’IO che si é scoperto, che è autonomo e può scegliere, diventa un piccolo NOI, prende coscienza di essere parte di un piccolo gruppo e comincia ad agire tenendo conto dei bisogni del gruppo. Chi ha scoperto e realizzato un secondo livello, per esempio, può essere un padre o una madre di famiglia, che si dedica interamente a quel nucleo al quale si sente legato da un’empatia, un sentimento di organicità, consapevole di rinunce e conflitti che potrà incontrare. Il secondo livello può anche fiorire all’interno di un piccolo gruppo spirituale, nel quale i membri condividono un’attitudine comune, sono leali e onesti fra di loro.

Il terzo livello iniziatico include queste stesse coerenza, identità e autonomia, all’interno di una collettività più grande, dove chi partecipa sia disposto a consacrare tutta la sua vita affinché migliorino le condizioni del gruppo stesso.

Consideriamo quarto livello iniziatico quello dove il NOI assume un ampio significato, che trascende le grandi tradizioni religiose e le culture dell’umanità realizzando una spiritualità più elevata e che si identifica con l’intera umanità.

I successivi tre livelli non si sono ancora manifestati, ma ne conosciamo l’esistenza ed alcune caratteristiche.

Chi raggiungerà il quinto livello sarà riconoscibile in quanto capace di curare ogni malattia, in ogni circostanza, senza eccezione alcuna solamente con l’imposizione delle proprie mani.

Chi raggiungerà il sesto livello di elevazione spirituale saprà coniugare la volontà con l’amore, raccogliere, riunire e ridistribuire con saggezza il potere spirituale e politico, riversando questa qualità all’esterno assumendo la capacità di brillare in pubblico ed in forma visibile per i circostanti.

Il settimo livello, é l’equivalente di Dio in Terra. Non si conoscono le caratteristiche dell’essere che avrà accesso a questa condizione, ma presumibilmente realizzerà tutte le qualità divine.

SAMINCHAKUY

Saminchakuy, significa connettersi con l’energia vivente sottile del Cosmo ed assorbirla. È una tecnica molto semplice per metterci in relazione diretta con l’energia sovrabbondante che ci circonda. Il Kausay è disponibile, pronto a bagnarci con la sua generosità. Se ci permettiamo di accoglierlo, saremo nella stessa condizione di qualsiasi altro essere vivente di questo pianeta, attraverso cui questo flusso scorre senza ostacolo, per realizzare tutto il nostro potenziale. Il punto fondamentale è rendersi consapevoli di questo atto, aprirsi e ricevere Samiy affinché ci pervada.

La tecnica del Saminchakuy si pratica assorbendo l’energia attraverso la propria bolla. Questa capacità è innata e naturalmente attiva, ma non ne abbiamo coscienza.

Si può praticare ovunque e semplicemente in qualsiasi occasione: camminando in un bosco, mentre si è in campagna, oppure nella vita di tutti i giorni in casa, al lavoro.

JUCHAMIJUY

La tecnica della digestione dell’energia pesante è propria della tradizione inka del Perù. Può essere molto utile nella vita quotidiana.

Il campo di energia che ci circonda, o poqpo, ha una specie di “buccia” di energia pesante, la Jucha. Questa “pelle” più spessa è una protezione, un naturale isolamento e non necessariamente un problema. Se diventa molto spessa, però, si produce una perdita della nostra capacità di percezione. Possiamo, cioè, vivere come reclusi nella nostra bolla. Invece, digerendo l’energia pesante possiamo recuperare e incrementare la nostra capacità di percezione.

Per praticare il Juchamijuy, cioè mangiare e digerire l’energia pesante, si utilizza un centro energetico, situato nella zona ombelicale, che si chiama qosqo.

SAYWACHAKUY

Il nome Saywachakuy deriva da saywa, il nome della colonna di energia che viene creata dal gruppo di partecipanti. Saywachakuy è una capacità degli iniziati al quarto livello della Tradizione andina.

Attraverso l’unione dei praticanti e la comunione con la Pachamama, questa tecnica permette di realizzare un’azione molto potente.

Nel Saywachakuy il gruppo disposto in cerchio, lascia fluire la Jucha della bolla energetica personale e collettiva verso la Madre Terra  e da lei riceve in cambio Samiy, per il principio dell’Ayni. Con essa il gruppo forma un’alta colonna di energia che, poi, invia  a persone, luoghi o situazioni che ne abbiano bisogno. La Samiy va anche ad accrescere e integrare le bolle dei presenti.

Saminchakuy, Juchamijuy e Saiwachakuy sono complementari e ci danno la chiave per entrare in rapporto con il Kausay.

IL PRINCIPIO DELL’AYNI

Ayni è il nome in quechua del principio della reciprocità, l’atto di dare e ricevere, accumulare e ridistribuire. Nella tradizione andina è il solo comandamento morale ed è anche il principio cosmico che regge la realtà.

La legge dell’Ayni é cosi’ importante che l’iniziazione più elevata della tradizione si basa su di essa, e si chiama Karpay Ayni. Durante il Karpay Ayni si pratica uno scambio reciproco di potere personale con un praticante della Tradizione andina e si viene iniziati al livello del praticante. Praticando l’Ayni la nostra energia diventa man mano più sottile permettendo all’energia vitale di fluire e di trasformarsi in Samiy.

Nelle Ande l’Ayni é un’attitudine nei confronti della vita e la legge della reciprocità regge tutti gli aspetti delle popolazioni andine. Per esempio si applica nel lavoro comunitario, nelle relazioni sociali e familiari ed anche nel rapporto con il divino. Vivere l’Ayni, oltre che aprirci alle innumerevoli occasioni quotidiane, significa anche offrire e ricevere i tre poteri spirituali: munay (l’amore unito alla volontà), llankay (l’azione, il lavoro) e yáchay (la conoscenza intellettuale).

YANANTIN E MASINTIN

Quella che si può impropriamente chiamare base filosofica della Tradizione andina, è una visione del mondo che si centra su due principi fondamentali.

In genere qualsiasi coppia di elementi dissimili, di soggetti differenti, forma un’unità yanantin, mentre una coppia di elementi somiglianti, di fattori omologhi crea un’unità masintin.

Yanantin significa alleanza, complementarità tra forze diverse, per esempio, tra un uomo e una donna o tra fattori contrari come alto/basso, destro/sinistro, scuro/chiaro. Riconoscendo e accettando la diversità, la parte “opposta” del mondo può diventare più comprensibile, si può imparare la sua modalità di visione e questo può arricchire.

Masintin esprime la pratica dell’alleanza tra forze simili, che hanno un’identità di base comune. Per esempio una donna con un’altra donna condividono una identità di genere sessuale masintin allo stesso modo di un uomo con un altro uomo. Possono essere masintin anche soggetti che svolgano la attività lavorative uguali o condividano interessi, condizioni o relazioni simili.

In una coppia, ovviamente, si vive una relazione yanantin, se però, per esempio, entrambi svolgono la stessa professione compare anche una corrispondenza masintin. Allo stesso modo una donna ha con le altre donne una relazione di base masintin, ma se per esempio due donne ricoprono diversi ruoli nell’ambito lavorativo, fra loro si crea una relazione yanantin. Questa distinzione non si applica solo alle relazioni interpersonali, ma a tutta la realtà.L’uso di questo sistema per creare relazioni corrette, permette di chiarificare e risolvere una grande quantità di conflitti che esistono nella società. Possiamo utilizzare questa logica per eliminare molta confusione e per essere più coscienti della natura dei rapporti. Avremo così una rete di relazioni più chiara, più armoniosa, quindi più forte.

LA MESA

La mesa è un’oggetto o una collezione di oggetti (khuya) che simbolizzano la connessione di una persona con la Tradizione Andina.

Questi oggetti rappresentano la connessione con diversi momenti che la persona ha vissuto ed insegnamenti che ha ricevuto e riassumono tutte le esperienze che costituiscono il suo potere personale.

Siccome tutti questi piccoli oggetti sono stati caricati di energia personale, ci mettono in connessione con l’energia e gli insegnamenti dei maestri con i quali si è lavorato.

Alla mesa si possono aggiungere altri oggetti, per esempio doni ricevuti da persone significative nel corso della vita o qualsiasi cosa che sia in relazione ad eventi o luoghi di particolare importanza.

Essendo la mesa il simbolo che ci connette con la nostra esperienza personale e la conoscenza da noi accumulata, il suo potere é dentro noi stessi e gli oggetti ne sono un semplice riflesso.

IL POTERE PERSONALE

Conviene soffermarci un attimo sulla natura del Potere, in quanto il suo significato muove spesso associazioni condizionanti.

Si è perso il vero senso del potere, quello di tipo personale: una “forza” connessa alla capacità di lavoro su se stessi, un potere indistruttibile non legato a circostanze esterne. Non è il potere del possedere cose, non è il potere di arrivare ad una certa posizione sociale, economica o politica e di cercare poi di mantenerla, non è neppure il potere della sapienza che può essere invalidata o distrutta da un semplice cambiamento del quadro storico o culturale.

Il potere che si può  sviluppare con il Kausay Puriy è il potere dell’individuo, il potere di essere, che si accresce man mano che ci apriamo per ricevere tutta l’energia vivente che é intorno a noi. Una persona che ha un gran potere personale riesce ad interpretare e comprendere la realtà in un modo più profondo e di conseguenza le sue azioni hanno delle ripercussioni significative in tutti i campi della vita.

GLI ÑAWIS

Il nostro corpo energetico possiede una serie di centri di percezione. Nella Tradizione andina sono chiamati Ñawis, che letteralmente significa “occhio”. Le potenzialità latenti relative agli Ñawis vengono attivate con precisi riti.

Ogni centro si connette con una qualità particolare di energia del cosmo.

Il Pujyu non è  considerato un occhio vero e proprio, ma piuttosto una fonte. Si trova nel luogo dov’è la fontanella dei neonati e riceve il Kausay sotto forma di luce bianca

Il Siki ñawi, è situato sull’osso sacro, alla base della colonna vertebrale, ed è collegato con Unu, l’energia dell’acqua di colore verde.

Il l’energia dell’acqua di colore verde.

Il Qosqo ñawi, nella regione ombelicale, è collegato a Allpa, l’energia della terra, che ha un colore rosso.

Il Sonqo ñawi, si trova sul petto all’altezza del cuore, ed è collegato ad Inti, il sole con una luce dorata.

Il Kunka ñawi, è nella zona della gola ed è collegato all’energia argentata di Wayra, il vento. il vento.

I due occhi fisici, anch’essi considerati centri, sono collegati il destro al potere della visione mistica e il sinistro al potere della visione magica.

Leggermente in alto fra le sopracciglia, è il Qanchis ñawi, che riceve normalmente un’energia viola proveniente dall’Hanaq Pacha, che da accesso al mondo della visione superiore .

Con l’iniziazione andina, si risveglia il seme dell’Inka, e affinché esso germogli si ha bisogno di acqua, terra, sole e vento, ovvero della corrispondente qualità di samiy. Utilizzando gli Ñawis ci si collega con le qualità delle energie viventi necessarie per il nutrimento del seme.

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