Il fondamento della realtà: Parte 1

Il fondamento della realtà: Parte 1

di Joan Parisi Wilcox; traduzione Gianmichele Ferrero – Post corrente: 22 settembre 2026

Nota: le informazioni contenute nel post originale in lingua inglese sono presentate con la massima precisione possibile, nel contesto di un blog. Poiché la traduzione è una scienza e non un’arte, alcuni concetti di fisica e cosmologia potrebbero risultare meno precisi nella versione italiana.

Gli esseri umani si sono sempre chiesti cosa stia alla base della realtà, dividendosi spesso in due schieramenti apparentemente contrapposti. Gli scienziati si affidano alla teoria, alla sperimentazione e alla matematica per trovare risposte, mentre la comunità spirituale guarda alla coscienza e all’anima. Eppure, se si segue uno dei due percorsi abbastanza a lungo, essi iniziano a convergere.

Questo post in due parti tenta di colmare il divario tra scienza e spiritualità esplorando gli approcci più importanti alla questione di ciò che costituisce la natura essenziale della realtà. Data la natura ambiziosa di questa impresa, il mio approccio è, necessariamente, strettamente mirato.

Nella Parte 1 esamineremo l’universo attraverso due lenti scientifiche: giù nel regno quantistico e su fino ai confini del cosmo. Una direzione porta al campo del punto zero e l’altra al Big Bang. Sebbene gli aspetti chiave di queste due teorie scientifiche sulla natura della realtà siano stati verificati a livelli impressionanti di accuratezza matematica, persistono profonde anomalie, suggerendo ad alcuni scienziati che non hanno ancora raggiunto le fondamenta assolute del mondo materiale.

Nella Parte 2, che pubblicheremo il mese prossimo, esploreremo i quadri alternativi proposti da fisici, filosofi e mistici. Andando oltre l’analisi rigorosa verso paradigmi più filosofici, esoterici e mistici, esamineremo vari argomenti secondo cui la coscienza è alla base del mondo fisico. Tuttavia, come vedremo, se la coscienza è l’aspetto più essenziale della realtà, non ha niente a che vedere con la mente umana. È meno simile a un campo di consapevolezza e più simile a un campo di pura “azione”. Tutto accade attraverso di esso, anche se nessuno sa di cosa si tratta.

Per quanto diversi possano sembrare, questi due approcci rivelano che la nostra direzione di viaggio non ha importanza. Sia che guardiamo verso l’esterno o verso l’interno, verso l’alto o verso il basso, nel momento in cui superiamo i rigidi confini del materialismo, arriviamo alla stessa destinazione: un campo fondamentale, invisibile e onnipervasivo. Che lo stato fondamentale della realtà sia una matrice di campi quantistici o un campo singolare di azione primordiale, tracciarne i contorni costituisce un viaggio straordinario. Quindi andiamo …

Il viaggio verso il basso e verso l’interno: nel cuore della materia

Nell’ambito del mondo materiale, i fisici cercano solitamente risposte scomponendo la realtà: addentrandosi sempre più a fondo nella trama della materia, passando dalle molecole agli atomi, poi alle particelle subatomiche e, infine, ai quark. Quando si scende abbastanza in profondità, la materia svanisce del tutto. Ai livelli quantistici più fondamentali, gli oggetti solidi si dissolvono in probabilità matematiche ed energia del vuoto fluttuante. Eppure, le probabilità astratte non sono oggetti solidi, e il vuoto, per definizione, dovrebbe essere privo di contenuto. Mettendo da parte la matematica, la meccanica quantistica — attraverso il principio di indeterminazione di Heisenberg — ci insegna che lo spazio non può mai essere totalmente vuoto o privo di energia. Ed è esattamente ciò che gli scienziati hanno riscontrato.

Hanno scoperto una matrice di campi che persiste anche quando lo spazio viene privato di ogni traccia di materia e raffreddato fino al suo stato energetico minimo assoluto. Questa matrice di fondo viene chiamata “campo di punto zero” (Zero-Point Field, ZPF). Ed è, in effetti, brulicante di energia. Per comprenderne la portata teorica, i fisici hanno calcolato che, applicando le equazioni quantistiche standard a un singolo centimetro cubo di spazio vuoto — all’incirca il volume di una zolletta di zucchero — esso dovrebbe contenere una quantità di energia grezza superiore a quella di tutte le stelle dell’universo conosciuto. Sebbene le osservazioni astronomiche indichino che l’energia effettivamente misurabile sia di gran lunga inferiore, questo paradosso matematico dimostra che il vuoto è tutt’altro che vuoto.

Il termine “campo di punto zero” descrive un insieme di diciassette campi fondamentali nei loro stati di energia più bassi possibili. A ogni campo è associata una specifica particella fondamentale della materia o di una forza. Esistono campi di materia, come i vari campi dei quark, il campo dell’elettrone e il campo del muone; e vi sono campi di forza, come il campo del fotone, associato all’elettromagnetismo, e il campo del gluone, associato alla forza nucleare forte. Secondo la teoria attuale, questi campi costituiscono la realtà primaria del nostro universo.

Tuttavia, poiché tali campi fondamentali non sono di natura materiale, può risultare difficile comprenderne appieno la natura. Esamineremo un aspetto fondamentale per la loro comprensione: questi campi non esistono nello spazio, bensì ne costituiscono proprietà intrinseche. Immaginate lo spazio come un oceano di fluido invisibile. Pensate a ciascun campo come a una griglia invisibile, simile a un fluido, che si estende all’infinito in ogni direzione, in cui ogni punto possiede una propria misurazione specifica. Se immergessimo un termometro in un punto qualsiasi di tale oceano, otterremmo una lettura unica per quello specifico punto, che si tratti della velocità della corrente, della pressione dell’acqua o della sua temperatura.

Allora da dove vengono le particelle? Le particelle sono perturbazioni localizzate – essenzialmente eccitazioni, come un’increspatura concentrata o un pacchetto d’onde – in questo oceano metaforico dei diciassette campi quantistici fondamentali. Quando una regione di un campo vibra con una specifica quantità minima di energia, quel pacchetto localizzato di energia vibrante è ciò che i fisici concepiscono come una particella.

Come esempio della natura dinamica di questi campi, mentre un protone è considerato una singola particella, in realtà si tratta di un’interazione altamente localizzata tra campi di quark e campi di gluoni. Cosa significa questo in termini di “realtà”? Usiamo noi stessi come esempio. Protoni, neutroni ed elettroni sono al centro di tutti gli elementi e le sostanze chimiche del mondo materiale. Ognuno di noi è un enorme fascio di queste particelle: costituiscono tutto ciò che chiamiamo “corpo”. Tuttavia, poiché queste particelle sono solo eccitazioni di campo, possiamo dire che “in realtà” i nostri corpi fisici sono costituiti interamente dalla danza ad incastro dei campi quantistici.

Una conseguenza del modo in cui questi campi interagiscono è che, una volta generate insieme, le particelle possono rimanere profondamente legate, in un modo che trascende la distanza. I fisici utilizzano i termini “entanglement” (correlazione quantistica) e “non località” per descrivere questo fenomeno, in cui una misurazione effettuata su una particella si correla istantaneamente a quella della sua compagna, anche se si trovano agli antipodi dell’universo. A questo livello quantistico, le singole componenti dell’universo rivelano un’interconnessione profonda.

Vale la pena chiarire un aspetto importante riguardo allo ZPF (campo di punto zero): non si tratta di un campo distinto e sottostante all’interno del quale coesistono gli altri campi. È, più semplicemente, una descrizione dello stato complessivo dei diciassette campi fondamentali noti quando si trovano al loro livello di energia minimo assoluto. Nel loro insieme, questi diciassette campi costituiscono il tessuto di base dell’universo conosciuto: il livello più profondo della realtà a noi noto. Almeno per ora … I fisici non sono ancora riusciti a integrare pienamente il campo gravitazionale (ovvero la curvatura dello spaziotempo) in questo quadro quantistico. Ritengono che debba esistere una realtà più profonda, capace di unificare la gravità con questi diciassette campi: un campo fondamentale ancora più essenziale. Da qui la costante ricerca di una “Teoria del campo unificato”, che, secondo gli scienziati, contribuirà al raggiungimento del loro obiettivo ultimo: quella che viene comunemente chiamata “Teoria del tutto”.

Faremo un’ultima, rapida incursione scientifica per prepararci all’esplorazione che affronteremo nel post del mese prossimo: l’ipotesi che, al cuore della realtà, si trovi un “campo di tutti i campi”.

Il viaggio verso l’alto o verso l’esterno: ai confini del tempo e dello spazio

Compiamo un breve volo verso il cosmo per sottolineare un aspetto singolare: andare verso l’alto e verso l’esterno significa, in realtà, tornare indietro e verso le origini.

Mentre i fisici quantistici si addentrano nel profondo e nell’infinitamente piccolo, i cosmologi rivolgono lo sguardo verso l’alto e verso l’esterno, verso i confini più remoti dell’universo conosciuto. Eppure, viaggiare nello spazio equivale, com’è noto, a viaggiare a ritroso nel tempo. Studiando gli oggetti più distanti — che sono anche i più antichi — gli astrofisici hanno scoperto una sorta di “orologio cosmologico”. Hanno potuto riavvolgerlo, partendo da queste antiche formazioni cosmiche, per osservarne l’evoluzione. Risalendo fino agli albori di tale sviluppo, hanno individuato il momento della creazione dell’universo — il Big Bang, avvenuto circa 13,8 miliardi di anni fa — ritrovandosi, di fatto, al cospetto di un grande mistero. Come ha potuto un universo, caratterizzato da una natura così definita e peculiare, scaturire dal nulla? Da dove sono emersi lo spazio e il tempo? E in che modo? Come si è formata, inizialmente, la materia? Grazie a pazienza e dedizione, gli scienziati sono riusciti a rispondere, almeno in parte, a tre di questi interrogativi. È il primo — come qualcosa possa aver avuto origine dal nulla — a rimanere ostinatamente problematico, confinato interamente nell’ambito della teoria.

Nella cosmologia classica, ci viene raccontato che tutto ha avuto origine da un Big Bang, il momento in cui è iniziato il tempo: il nulla si è trasformato in qualcosa. Nel giro di un trilionesimo di trilionesimo di trilionesimo di secondo, questo qualcosa si è espanso attraverso un processo noto come “inflazione”, e l’universo, inizialmente una sorta di brodo primordiale incandescente, si è riempito di particelle. Secondo una visione più moderna, è stata invece l’inflazione a verificarsi per prima: lo spazio vuoto (o qualunque nome si voglia dare a ciò che esisteva prima dello “spazio”) ha subìto un’espansione ultra-rapida che ha dato il via al Big Bang, portando alla creazione di particelle e, dopo 13,8 miliardi di anni, all’universo che osserviamo oggi.

Cosa ci fosse prima di questo inizio, e persino cosa lo abbia innescato, non sono propriamente questioni che rientrano nell’ambito della scienza, almeno per come è strutturata attualmente. Di fronte a tali interrogativi, la maggior parte degli scienziati reagisce con un’alzata di spalle: «Non lo sappiamo e non possiamo saperlo, perché non ha alcun senso logico chiedersi cosa ci fosse prima dello spazio e del tempo». Di conseguenza, la maggior parte dei fisici e dei cosmologi passa oltre – sebbene non tutti, come vedremo nella seconda parte. Concentriamoci dunque su ciò che i cosmologi sanno effettivamente dell’universo, basandosi sulle loro teorie ed esperimenti. Il modello attuale spiega il processo attraverso il quale il nostro universo ha avuto origine, eppure racchiude un’anomalia profonda che suggerisce come la teoria non possa dirsi completa; è necessario includere qualcosa di più fondamentale per spiegare davvero la “realtà” cosmologica.

Una volta arrestatasi l’inflazione e conclusasi quella fase iniziale di espansione rapidissima, la zuppa cosmica si raffreddò e iniziarono a formarsi i costituenti della materia. L’universo intraprese quindi il suo lungo percorso evolutivo, che ha dato origine alla complessità e alla grandiosità del cosmo così come lo conosciamo oggi. Tuttavia, un aspetto di tale evoluzione sfida le convinzioni di molti cosmologi e fisici: l’universo appare “finemente sintonizzato” in misura sorprendente. Se i parametri fondamentali del nostro cosmo venissero modificati anche solo di una frazione, l’universo — e la vita così come la conosciamo — semplicemente non esisterebbero. Per molti, sia in ambito scientifico che spirituale, l’improbabilità matematica che un tale livello di precisione si sia verificato per puro caso non solo appare incredibile, ma richiede una spiegazione. A loro avviso, l’evoluzione cosmologica, da sola, non può rappresentare l’intera storia.

Dove il macro incontra il micro

La maggior parte dei modelli scientifici dominanti rimane rigidamente materialista, e molti scienziati preferiscono restare saldamente entro tali confini. Lasciamoli pure nella loro zona di comfort. Nel prossimo articolo, invece, ci spingeremo verso le frontiere della conoscenza insieme a un gruppo crescente di scienziati e filosofi che osano esplorare il mistero. È un approccio molto più stimolante, infinitamente più interessante e, probabilmente, la direzione verso cui i tradizionalisti finiranno per essere trascinati, magari recalcitrando e protestando.

Come abbiamo visto in questo testo, quando ci addentriamo a sufficienza nel regno quantistico o ci spingiamo abbastanza lontano nel cosmo, le leggi familiari di un universo meccanico e materiale si dissolvono. In ultima analisi, entriamo nel dominio dei filosofi. Nella teoria quantistica dei campi standard, non ha senso chiedersi se vi sia qualcosa alla base del campo di punto zero, o che ne costituisca l’origine. Eppure, alcuni teorici se lo chiedono, proponendo modelli come la teoria delle stringhe o la gravità quantistica. Analogamente, per i cosmologi di orientamento convenzionale, non ha senso domandarsi cosa ci fosse prima del Big Bang, dato che esso ha dato origine allo spazio e al tempo stessi; prima di quel momento, ogni equazione matematica perde completamente di significato. Tuttavia, cosmologi di indole più filosofica hanno comunque formulato teorie in merito: molti ipotizzano un multiverso (un insieme di universi distinti ma coesistenti) o un universo ciclico (caratterizzato da una continua espansione, collasso e rinascita). Esempi di tali teorie sono, rispettivamente, l’inflazione eterna e il “Big Bounce” (grande rimbalzo) previsto dalla cosmologia quantistica a loop. In definitiva, però, anche queste teorie potrebbero non essere sufficienti. Per ora, è la filosofia — non la scienza — a condurci oltre i confini del materialismo, verso interrogativi che riguardano un fondamento assoluto dell’esistenza: una vera e propria Causa Prima.

Nella seconda parte, esamineremo alcune delle teorie alternative che stanno riscuotendo maggiore considerazione, sia all’interno che all’esterno del mondo accademico. La maggior parte di esse ipotizza l’esistenza di una sorta di campo di coscienza sottostante. Dopo averle esaminate, potrete trarre le vostre conclusioni su quali appaiano più promettenti e quali, invece, sembrino destinate a un vicolo cieco. Tuttavia, posso dirvi fin d’ora, con assoluta certezza: nessuna di queste teorie offre una risposta semplice. Ciò che costituisce il fondamento della realtà rimane esattamente quello che Winston Churchill descrisse, in un contesto del tutto diverso, come “un enigma avvolto nel mistero, all’interno di un altro enigma”.

(immagine Magnific)

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